Si fa riferimento alla figura di Don Chisciotte, come esempio di amante consumato dalla sofferenza. In particolare viene evocato l'episodio in cui Don Chisciotte esprime il desiderio di fare penitenza, e dopo avere inviato come messo il fedele Sancho presso Dulcinea, rimasto solo, si nutre esclusivamente di erbe. "En esto [...] se entretenía, y en buscar algunas yerbas con que sustentarse en tanto que Sancho volvía, que si como tardó tres días, tardara tres semanas, el Caballero dela Triste Figura quedara tan desfigurado, que no le conociera la madre que lo parió" (t. II, cap. XXV, p. 330.). Al suo ritorno Sancho lo trova dimagrito: "En esto, oyeron voces y conocieron que el que las daba era Sancho Panza, que, por no haberlos hallado en el lugar donde los dejó, los llamaba á voces. Saliéronle encuentro y, preguntándole por don Quijote, las dijo como le había hallado desnudo en camisa, flaco, amarillo y muerto de hambre" (t. III, cap. XXIX, p. 83), Miguel de CERVANTES SAAVEDRA, El ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha, Madrid, Espasa-Calpe, S.A., 1942, [Con questo [...] si distraeva, cercando allo stesso tempo alcune erbe con cui nutrirsi in attesa che Sancio tornasse; perché, se al modo che tardò tre giorni, avesse tardato tre settimane, il Cavaliere della Triste Figura sarebbe rimasto così sfigurato, da non poterlo riconoscere nemmeno la madre che lo generò, (p. 378)]. [A questo punto udirono grida e riconobbero che colui che le lanciava era Sancio Panza [...]. Gli andarono incontro e, domandatogli di don Chisciotte, egli disse loro di averlo trovato nudo in camicia, magro, giallo e morto di fame (p. 426)]. Miguel de CERVANTES SAAVEDRA, Don Chisciotte della Mancia, a cura di Gherardo Marone, Torino, UTET, 1954.