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LETTERA LII Ah! Monsieur, i miei timori erano fin troppo giusti. Quanto sarei felice oggi, se mi fossero potuti servire sempre per oppormi ai vostri desideri! Quella certezza che avevo di perdervi un giorno, contro la quale mi rassicuravate con tanti giuramenti, che mi costavano tante lacrime, mi è stata appena confermata da voi. Ingrato, mi abbandonate! Avete previsto quello che mi costerà? Siete deciso a farmi morire di dolore? Avete potuto dimenticare così presto con quanto affetto vi amo? Sposate Mademoiselle della S***. Barbaro! e mi vedo ridotta a perdervi, senza osare neppure lamentarmi della vostra incostanza. Ma perché è necessario che non l'apprenda da voi stesso? Non osate confidarmi la vostra felicità; e qualunque cosa debba costarmi la mia, pensate molto male di me, se credete che non ve la sacrificherei? Il mio cuore non mi ha mai rimproverato nulla su di voi, ma mi crederei poco degna della vostra stima, se in questa occasione seguissi tutti i turbamenti che mi ispira. Occorre che mi sottragga ad essi e che rinunci a voi per sempre. Per sempre! gran Dio! ed è la mia stessa bocca a pronunciare una decisione, che forse non uscirebbe affatto dalla vostra. Quei giorni che passavate ad assicurarmi il vostro affetto, saranno perduti per sempre per me. Vivrete per un'altra; dimenticherete nelle sue braccia il mio amore e il mio dolore: non mi direte più che mi amate; potrete decidervi a non sentirlo più! Ah! Dio, chi vi obbligava ad amarmi? Mi avete scelta solo per rendermi infelice? Non dovevate prevedere che non sareste stato sempre mio, e quando infine la mia passione ha risposto così bene alla vostra, non dovevate rimproverarvi il dolore che la vostra perdita mi avrebbe causato? Amarvi, dirvelo, persuadervi, erano le mie uniche preoccupazioni. Chi potrà compensarmi della loro perdita? Vi vedevo, non vi vedrò più. Ah, ingrato! se mi amaste come vi amo, chi avrebbe mai potuto strapparvi a me? Cosa dico, infelice! il mio amore era troppo poco per voi e non devo più pensare che a conservare la vostra stima. Perdonatemi di aver avuto altri sentimenti. Li sconfesso, non sono degni né di voi, né di me. Non temete di dispiacermi concludendo questo matrimonio; ho previsto il sacrificio, lo accetto. Adesso mi amate; chi può assicurarvi che mi amerete sempre, e che non vi pentirete di aver preferito a una sistemazione solida, un legame che può finire da un momento all'altro, e che un vostro capriccio di un istante, o un mio capriccio può distruggere per sempre? Vi amo solo per voi; e vedervi felice, mi compenserà di tutto.
Non è più il tempo delle illusioni, il momento si avvicina, vi lascerò per sempre, sento che muoio. Non è più una donna debole, travolta dalla passione, che vi scrive; è una sventurata che si pente dei suoi errori, che li vede con orrore, che ne sente tutto il peso, e che tuttavia non può impedirsi di darvi ancora delle prove del suo affetto. Triste resto della mia debolezza! che in preda agli orrori della morte e del timore, mi costringe ancora a pensare a voi. Ho bruciato le vostre lettere, ed è con questo sacrificio che ho iniziato a staccarmi dalla vita. Ho consegnato il vostro ritratto a mani fedeli, e piacesse a Dio che potessi così aver perso qualsiasi ricordo di voi! Quanto sarebbe tranquilla la mia anima! e con quanta dolcezza lascerei una vita di cui non avrete riempito tutti gli istanti! Sì, provo orrore per me stessa, ma quale sarebbe la mia sventura, se non sono un oggetto degno almeno di pietà? Riuscirei a sopportare con gioia i mali presenti, se non ne intuissi dei più tremendi per me! La morte mi chiuderà dunque per sempre gli occhi! quanti tormenti da sopportare prima della fine! quanti ne ho ancora, e quanto poco rimpiangerei la vita, se i miei mali terminassero con la sua fine! Ma, gran Dio! Cosa sarà di me? Cosa avverrà a voi? Vedo in un avvenire di cui non godrò, delle disgrazie che finiscono di uccidermi. Vi vedo, capisco i vostri rimpianti, condivido la vostra disperazione, la sento. Ah, idea funesta! Ecco le mie lacrime scorrono prima delle vostre. Non posso più sopportare il mio dolore. Addio. Possano i vostri giorni essere più fortunati dei miei! Possano i vostri desideri essere esauditi! Addio. Vi perdo per sempre. Pensate qualche volta a me; ma non ricordatevi le mie debolezze. Assicurate Saint-Fer*** che io muoio, come sua amica. Continuate a stargli vicino, affinché voi non restiate solo. Riesce a sentire quanto condivido la sua disperazione? Voletevi sempre bene. Le mie lacrime e la mia profonda emozione mi impediscono di continuare a scrivervi. Abbiate pietà di me, ma abbiate cura di voi. Non ci sarò più forse quando riceverete questa lettera. Addio, bisogna pensare a ben impiegare i momenti che mi restano. Sono giunta all'ultimo dei miei giorni, e mi preparerò a ricevere con fermezza l'ora che vi porrà fine. Addio, addio, addio per sempre. |