Trascizione dialoghi
| CLITANDRE: Ero andato a casa di Julie, in
campagna. Avevo fatto quanto era possibile per scacciare la malinconia. Avevo il cuore
ancora spezzato, ma stavo guarendo. Di giorno in giorno la mia libertà mi diveniva più
gravosa. Morivo dalla voglia di avere un nuovo legame. CIDALISE: Con chi? CLITANDRE: Con voi, Madame. Ma eravate ancora innamorata del Visconte. Mi costrinsi a rimanere in silenzio. CIDALISE: Faceste molto bene. CLITANDRE: Sì, malgrado tutte le volte ch'egli vi aveva tradito, ritenni fosse mio dovere non parlarvi né dei miei desideri né della sua infedeltà. CIDALISE: Sapevate dei suoi tradimenti? CLITANDRE: E ne soffrivo atrocemente, ve l'assicuro. CIDALISE: Oh Dio, che bizzarro sentimento è l'amore! Oggi quando guardo quell'uomo con la più grande indifferenza, mi chiedo come abbia fatto ad avere un tale potere su di me. Se mi capitasse di innamorarmi di nuovo, non lo rivelerei mai più all'oggetto dei miei sentimenti. CLITANDRE: Sarebbe crudele! CIDALISE: Dovrò dunque aspettare in eterno? Siete insopportabile! Continuate la vostra storia. CLITANDRE: Conoscete Armande, la sua indecente familiarità, le sue moine. Siamo libertini, non avevo modo di potermi difendere da lei. Fu lei a tentarmi. La giudicai adatta per un breve incontro e le dissi con chiarezza alcune cose lascive. Per caso finimmo per trovarci in un boschetto oscuro. [...] Senza volerlo ci ritrovammo separati dal gruppo. Trovai che fosse il luogo ideale per prendermi delle libertà con lei. E tutto ad un tratto la afferrai per la vita, lei mi implorava di smetterla e tuttavia con ammirevole pazienza mi permetteva di continuare. La sentivo premere contro di me. [...] Eravamo soli e improvvisamente.. CIDALISE: E improvvisamente? CLITANDRE: Improvvisamente le mancarono le forze, cadde in deliquio e si accasciò al suolo. [...] E vedendola lì, ai miei piedi, ebbi l'indegnità di abusare dello stato in cui l'avevo ridotta. CIDALISE: Che cosa? Avete fatto questo? CLITANDRE: Ancora me ne vergogno profondamente. CIDALISE: So che Armande ha avuto qualche avventura, ha la reputazione di essere una ragazza facile, ma essere così stordita, così amorale. Voi mi sbalordite. Che accadde allora? CLITANDRE: Sono ben educato. Mi sembrò doveroso porgerle le mie scuse. Ne rimase incantata e insistette per riceverle di nuovo in camera sua dopo che tutti gli altri fossero andati a letto. CIDALISE: La storia non è proprio iniziata sulle note del sentimento. CLITANDRE: Non era questo che lei si attendeva da me, anche se per il resto della serata continuò a trattarmi con una tenerezza esecrabile. Finalmente tutti andarono a letto. Io mi recai in camera sua non appena possibile. CIDALISE: In camera sua? CLITANDRE: Potevo mancare alla mia parola? Mi stava aspettando. La trovai a letto. Mi chiese solamente di spegnere le candele. CIDALISE: No, Monsieur, non qui! CLITANDRE: E di chiudere le tende. Io mi rifiutai. Cominciammo ad avere familiarità, mi feci accanto a lei, tutto ad un tratto candidamente si ricordò che non le avevo ancora detto che l'amavo. Le assicurai che non poteva dubitare dei miei sentimenti. [...] CIDALISE: E le avete detto di amarla? CLITANDRE: La prova da me offerta non poteva certo essere fraintesa. In un istante divenne infinitamente tenera, vivace, appassionata. Se soltanto voi aveste visto, Madame, è stato bellissimo. CIDALISE: Tralasciate questi dettagli. |