inTRAlinea, Ipermedia, 2002
Data ultima modifica: 30 settembre 2002
Sommario
0. Una banca dati terminologica sulle tecniche cinematografiche
1. Il corpus
2. Le relazioni concettuali
3. La scheda terminologica
3.1. I campi
3.2. Le immagini
3.3. Il layout
4. Riferimenti bibliografici
Una banca dati terminologica sulle tecniche cinematografiche
Qui di seguito
viene presentata una banca dati
terminologica in formato ipertestuale risultato di uno studio linguistico ed enciclopedico sugli effetti fotografici in cinematografia.
Vengono analizzati gli effetti fotografici di ripresa e gli effetti speciali fotografici, un campo che è stato circoscritto a quella che gli esperti definiscono "cinematografia tradizionale", ovvero la grammatica della ripresa cinematografica e la tecnica artigianale di realizzazione di trucchi fotografici. Nonostante sia possibile consultare
un’ampia gamma di glossari monolingue, più o meno esaurienti, e di dizionari di
cinema (pubblicazioni in prevalenza a carattere enciclopedico dove si possono
reperire informazioni su registi, cineoperatori e attori, nonché sulla
produzione cinematografica mondiale)[1], non è
altrettanto facile reperire glossari bi- o plurilingue sufficientemente
dettagliati e attendibili in grado di fornire strumenti adeguati per traduzioni
caratterizzate dalla presenza di lessico settoriale.[2]
La banca dati terminologica qui proposta, frutto di uno studio attento di testi e di manuali specialistici redatti da esperti del settore, si propone di sopperire in parte a questa mancanza. Le schede si prestano ad essere consultate dai traduttori di testi tecnici non solo come banca terminologica, ma anche come risorsa formativa nelle fasi di documentazione e approfondimento della materia. Infatti, al fine di garantire un uso adeguato della terminologia specialistica nel testo di arrivo, il traduttore deve poter padroneggiare una grande quantità di termini relativi al dominio trattato e deve acquisire una conoscenza appropriata di tale dominio (cfr. Cabrè, 1999).
Nella prima parte di questa introduzione viene descritto il corpus di testi da cui provengono i termini e le citazioni utilizzate nella banca dati; nella seconda ne viene presentato l'impianto concettuale che sottende all'organizzazione della banca dati; nella terza, infine, viene descritta l'impostazione delle schede terminologiche.
La lista dei
termini, le definizioni e i contesti presenti nelle schede terminologiche sono
stati elaborati sulla base di documentazione cartacea individuata con l'aiuto di
esperti del settore. Il materiale raccolto è stato convertito in formato
elettronico e diviso in un corpus bilingue analizzato per mezzo del software
Wordsmith Tools ® (Scott, 1996).
In una prima
fase si è proceduto alla raccolta dei testi, cercando di selezionare un campione
ridotto, ma quanto più possibile rappresentativo[3] della lingua del dominio in oggetto.
Sull'importanza della rappresentatività del corpus di riferimento insistono
anche Habert et al. (1997: 102): 'dans le mesure où il est exploité comme
ressource de connaissances pour décrire une langue spécialisée, il est
primordial de partir d'un corpus homogène et représentatif de cette
langue'.
I testi
prescelti affrontano sia in generale che in dettaglio il tema degli effetti
fotografici speciali e di ripresa; alcuni estratti riguardano solo determinati
effetti e ne elencano le caratteristiche in modo approfondito, mentre altri sono
meno particolareggiati e offrono una panoramica sull'insieme delle tecniche
fotografiche in cinematografia. Si è cercato comunque di evitare di includere un
numero eccessivo di testi riguardanti una sola dimensione del dominio; infatti
come sostengono Habert et al. (1977: 144): 'les techniques d’échantillonage
peuvent amener à briser la séquentialité des textes de départ: on extrait
éventuellement des fragments en plusieurs endroits d’un même texte pour éviter
de sur-représenter ou sous-représenter certaines caractéristiques’. Per
quanto riguarda la tipologia testuale, sono stati privilegiati manuali e
articoli specialistici, mentre non sono stati inclusi dizionari e glossari
tecnici del settore. Tale scelta ha come scopo 'firstly to avoid duplicating
work already done, and secondly, to ensure that the results of the proposed
research fit well into the subject-field vocabulary as a whole’ (Cabré, 1999: 117) inoltre, essa consente di estrarre la terminologia da inserire nella banca dati dalla comunicazione ‘in vivo’ scritta o parlata, un fattore di fondamentale importanza poiché è l’utilizzo effettivo di un termine da parte degli esperti che ne garantisce di norma appropriatezza e tecnicità.
Il corpus
contiene 29
testi italiani e 30 testi inglesi, per un totale di 111.474 e 135.745 parole
rispettivamente. I testi sono stati acquisiti tramite scanner e successivamente controllati
e corretti manualmente. Questa fase si è rivelata dispendiosa in
termini di tempo principalmente a causa dei frequenti errori di ortografia dovuti
alla qualità a volte mediocre di fotocopie e libri. Si è resa dunque necessaria
un’attenta rilettura dei testi su file per garantire la corrispondenza tra l’originale e la copia elettronica, operazione molto utile soprattutto per ampliare e rafforzare la propria conoscenza della materia e per acquisire familiarità con il lessico specialistico.
Il corpus è
stato utilizzato sia per elaborare l'elenco dei termini, sia per la redazione
delle definizioni e degli esempi d'uso. Per quanto riguarda la lista dei
termini, il corpus è servito per integrare e completare un elenco già elaborato
in fase di documentazione. Attraverso la funzione Wordlist di Wordsmith
Tools ® si sono ricavate due liste di parole, una per l'inglese e una per l'italiano, disposte secondo l'ordine di frequenza, dalle quali, a loro volta, sono state ricavate due liste di 150 lemmi vagliati con l'aiuto di esperti.
La frequenza di
un termine nel corpus non è stato l'unico criterio seguito per l'inserimento
nella banca terminologica, si ritiene infatti che un'indagine terminologica
debba essere effettuata in base al corpus, ma non in funzione del
corpus . La frequenza d'uso di un termine tecnico da parte di più esperti del settore consacra l’appartenenza di tale termine alla lingua specialistica relativa a tale settore e riduce la probabilità che il suo utilizzo sia dovuto a preferenze personali o alla creatività linguistica di qualche autore, tuttavia bisogna anche riconoscere che talvolta è la limitata occorrenza di un vocabolo a rivelarne l’interesse e spesso, come sostiene Dardano (1993: 334), l’importanza di un termine tecnico non dipende tanto dalla sua frequenza quanto dal suo grado di specializzazione.
In questo lavoro gli indici di frequenza sono stati certamente determinanti per la distinzione tra termine principale e sinonimo, ma essi sono serviti in prevalenza per dare una maggiore fondatezza ai risultati ottenuti.
Per quanto riguarda le definizioni e gli esempi d’uso, è stata utilizzata la funzione Concord di Wordsmith Tools ® che permette di visualizzare tutte le occorrenze di un determinato termine all'interno del corpus. In certi casi, le definizioni inserite nelle schede sono state tratte da un'unica fonte (indicata alla fine della definizione stessa) oppure sono state il frutto di elaborazioni e integrazioni relative a più fonti. In alcune circostanze sono stati di grande aiuto l’intervento e le correzioni degli esperti del settore che hanno supervisionato il lavoro. Quando i testi nel corpus non fornivano spiegazioni sufficienti, la ricerca è stata indirizzata verso dizionari e glossari. Le citazioni più significative sono state utilizzate come esempi di contesti d'uso.
I termini scelti vengono dunque organizzati in un sistema concettuale allo scopo di esplicitare le relazioni che intercorrono tra di essi. Una struttura concettuale ragionata e approvata da un esperto conferisce una forma concreta al dominio in esame fungendo così da chiara guida per il fruitore del glossario.
Non è stato semplice redigere un albero concettuale preciso e coerente. La difficoltà maggiore deriva dal fatto che le relazioni tra concetti e referenti si snodano lungo piani multidimensionali di ardua rappresentazione.
Si opera solitamente una distinzione tra due grandi categorie di relazioni concettuali (Cfr. Meyer, Eck & Skuce, 1997; Kageura, 1997; Van Campenhoudt, 1995; Galinski and Picht, 1997): le relazioni gerarchiche e le relazioni non gerarchiche; le prime, a loro volta, si suddividono in relazione generico-specifico e in relazione parte-tutto (relazione meronimica). Tali classificazioni presuppongono l'esistenza di elementi superordinati e subordinati, caratterizzati cioè da un tipo di legame verticale, e di elementi coordinati, collocati allo stesso livello all'interno del sistema e uniti quindi da un legame di tipo orizzontale.
La relazione generico-specifico è esplicitabile attraverso la formula 'x è un tipo di y', o
meglio, 'x has all the characteristics that y has, plus at least one
additional or specialized one' (Meyer, Eck & Skuce, 1997: 104). Nella
relazione parte-tutto, invece, 'parts are categorized under or integrated
into the whole to which they belong' (Kageura, 1997: 124), pertanto questo
tipo di relazione è generalmente esplicitabile con la formula 'x è una parte di
y' e si può riferire tanto ad oggetti concreti quanto a processi, entità o altre
nozioni astratte. Tuttavia 'chaque domaine peut impliquer le recours à une
variété de relations notionnelles particulières', potrebbe quindi sembrare
un'impresa irrealizzabile 'épuiser tous les traits différenciateurs
envisageables dans le cadre des méronymies' (Van Campenhoudt, 1995: 21).
La tassonomia delle relazioni non gerarchiche è più difficilmente determinabile, poiché si tratta di relazioni di varia natura genericamente definite associative e spesso soggette ad interpretazioni personali.
L’albero qui illustrato[4] deve leggersi come una delle possibili rappresentazioni del sottodominio in esame. Le strutture concettuali non sono assolute, ma riflettono una particolare visione della realtà. Inoltre, non è realistico pensare che esse possano includere l'intera terminologia tecnica di una disciplina, giacché anche le classificazioni più attente e dettagliate non mancano di tralasciare elementi e concetti (Cfr. Galinski and Picht, 1997).
La scheda terminologica costituisce il risultato dell’attività del terminologo. E’ definita un ‘insieme strutturato di dati terminologici che si riferiscono ad un concetto’ (Norma internazionale ISO 1087: 1992 (I).), essa contiene dunque tutte le informazione riguardanti il termine.
I campi, di carattere sia concettuale che linguistico, nei quali vengono inserite le informazioni relative al termine sono:
Vi sono inoltre tipi di legami associativi peculiari del sottodominio degli effetti fotografici, esplicitati con designazioni create ad hoc. Le diciture di collegamento scelte in questo lavoro sono ‘si può effettuare attraverso la seguente tecnica’, ‘si può effettuare attraverso il seguente strumento’ , abbreviate nelle schede con Vedi tecnica e Vedi strumento.
Nel dominio degli effetti fotografici in cinematografia le immagini hanno un'importanza capitale, senza di esse la comprensione delle diverse tecniche potrebbe talvolta essere compromessa.
L'innegabile utilità della combinazione di immagini e testo è ancora più evidente nelle schede riguardanti le tecniche fotografiche: può essere piuttosto arduo comprendere il funzionamento di una tecnica o di una cinepresa senza un disegno o un'illustrazione esplicativa a fianco ed è difficile immaginarsi un effetto visivo senza poterlo effettivamente vedere.
La disposizione degli elementi nella pagina è stata studiata attentamente. La scheda è stata suddivisa in due parti principali. Nella prima, di carattere linguistico-concettuale, ritroviamo il termine, il sistema linguistico di appartenenza, la forma morfosintattica e lo status del termine (se necessario), il dominio di appartenenza, la definizione e la fonte da cui è stata estratta, l'illustrazione esplicativa nel caso in cui il termine denoti una tecnica (tale immagine mostra la disposizione degli strumenti sul set, dei soggetti rispetto alla camera o di altri elementi difficilmente descrivibili a parole), l'icona relativa all'illustrazione della realizzazione cinematografica (un'immagine o più fotogrammi che mostrano il 'risultato finale', ossia ciò che si ottiene sullo schermo utilizzando quella particolare tecnica), un collegamento per un filmato (nel caso in cui il termine si riferisca ad un movimento di macchina o ad un effetto speciale dinamico), il contesto nel quale compare il termine con relativa fonte e l'equivalente nella lingua di arrivo corredato dalla valutazione di affidabilità.
La seconda parte della scheda è invece di natura in prevalenza concettuale anche se racchiude comunque alcune informazioni di carattere linguistico ed è posta al margine destro della videata. In questa parte ritroviamo le possibili varianti del termine, i sinonimi, le relazioni gerarchiche (contenuto in, contiene, iperonimi, iponimi) e non gerarchiche (Vedi tecnica, Vedi strumento, Vedi anche), seguite infine da eventuali note.
La strutturazione ipertestuale delle schede consente l'accesso immediato alle diverse informazioni contenute in una stessa scheda oppure il rapido passaggio da una scheda ad un'altra. Alcuni collegamenti (ad esempio quelli alla scheda precedente o successiva) sono rappresentati da icone scelte per arricchire visivamente la pagina ed avvicinarla agli standard del web.
[1] Ad esempio Di Giammatteo, 1985 e Bordwell and Thompson, 1997.
[2] Tra i più vasti: Vedovati, Francesco (1994), Dictionary of Cinematographic Terms. Ente dello Spettacolo, Roma.
[3] Sul concetto di rappresentatività e per ulteriori approfondimenti sulla linguistica dei corpora cfr. McEnery & Wilson, 1996 e Biber et al., 1998.
[4] Realizzato grazie al programma di creazione di diagrammi professionali Visio Standard ®.
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