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Contesto:
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La dissolvenza è " un procedimento della camera che si può paragonare alla voce di un narratore che, perdendosi nella pensosità, lentamente si abbassa fino a interrompersi del tutto" (Béla Balàsz). Perciò la dissolvenza s'impiega per stabilire cesure più o meno lunghe nella narrazione, per indicare passaggi di tempo o di spazio "dando l'impressione che le cose non siano state vedute, ma solo pensate". La dissolvenza incrociata, colla vaga pensosità della pausa di silenzio nella narrazione, unisce idealmente le due inquadrature e ci dispone a coglierne la relazione intima, il loro nesso profondo. Effetti di contrasto o di similitudine possono con dissolvenze di diverse lunghezze o con dissolvenze incrociate essere accentuati.
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