Data ultima modifica: 20 gennaio 2000
Avviene
talvolta che una stessa persona riunisca in sé i due ruoli di poeta e docente di
letteratura straniera e li riesca a fondere felicemente nell'atto traduttivo. Quando
questa combinazione si verifica (è il caso, per citare tre esempi importanti, di Mario
Luzi, Maria Luisa Spaziani e Tomaso Kemeny), le traduzioni che escono dalla sua penna
uniscono alla competenza filologica dello studioso il tocco stilistico dell'autore di
poesie. A questo genere, purtroppo poco diffuso, di scrittore appartiene anche Franco
Buffoni, poeta, docente di letteratura inglese all'Università di Cassino e cofondatore
della rivista di teoria e pratica della traduzione "Testo a Fronte", il quale ha
recentemente pubblicato un'antologia personale che raccoglie il meglio dei suoi oltre
vent'anni di lavoro di poeta-traduttore.
Il
volume presenta testi di autori greci, latini, ebrei, scozzesi, irlandesi, inglesi,
americani, islandesi, svedesi, olandesi, spagnoli e francesi vissuti in un arco di tempo
che si estende dal terzo secolo a. C. ad oggi. Già dalla semplice lettura dell'indice
emerge con evidenza la disponibilità di Buffoni a realizzare incontri poetici su terreni
linguistico-culturali distanti da quelli abitualmente praticati come studioso (letterature
anglofone e francofone). Ciascuno di questi si caratterizza, come sottolinea Buffoni
stesso nella Premessa (p.15), come attuazione
del rapporto fra la poetica del traduttore e quella del tradotto, la quale dà origine a
un testo dotato di vita estetica autonoma. Quello di raccogliere pagine così disparate e
tradotte in un arco di tempo tanto ampio non sembri al lettore un lavoro facile, veloce e
non sofferto. Chi traduce sa bene che a distanza anche di pochi anni soluzioni lessicali e
sintattiche che parevano giuste non funzionano più. Molte traduzioni sono state, dunque,
oggetto di revisione rispetto a quelle originali, mentre testi inizialmente compresi nella
silloge ne sono stati poi esclusi perché ritenuti insoddisfacenti.
Mentre
leggevo la raccolta ho cercato di trovare risposta ad alcune domande: Come si evidenzia in
queste traduzioni la poetica di Buffoni? Cosa si evince a proposito della stessa dalle
modifiche effettuate in alcune di esse rispetto alle versioni originali? Quale effetto
fanno certi autori classici del passato conosciuti in lingua originale quando li si legge
nella sua traduzione? C'è qualche poeta a me poco conosciuto che la sua opera di
traduttore mi ha rivelato e incuriosito a leggere?
Buffoni
poeta può probabilmente essere incluso, pur con le sue specificità individuali, in
quella che da Isella in poi viene chiamata "linea lombarda", una corrente
caratterizzata da una poetica sobria, misurata e discorsiva, non altisonante. Inoltre,
come la maggioranza dei contemporanei italiani, non ama le forme chiuse e la rima a tutti
i costi (che, tra l'altro, nelle traduzioni, dà sovente risultati pessimi), anche se
ricerca con cura la realizzazione naturale, non sforzata o esibita, di metri e ritmi
tradizionali. Questa sua tendenza si manifesta anche nella scelta di certi testi o autori.
È il caso, direi, di poesie ottocentesche come The
Singing Kettle (La teiera che fischia) di
Samuel Taylor Coleridge (pp.80-81), o Conte à Mon
Chien di Caroline Anne Bowles (pp.98-99), o di poeti contemporanei come, per citarne
solo alcuni, e. e. cummings (pp.228-231), Wystan Hugh Auden (pp.234-237), Seamus Heaney
(pp.312-329) o Dave Smith (pp.340-349). Ma si può notare anche nella libertà di alcune
opzioni stilistiche, come quella di mettere in rilievo certe parole o espressioni
isolandole, laddove, per "rispetto" al testo originale, secondo il
"traduttore non poeta", avrebbero "dovuto" far parte di versi più
lunghi: due esempi si trovano in On My Thirty-Third
Birthday (Sul mio trentatreesimo compleanno)
di George Gordon Byron (pp.112-113), dove il termine messo in risalto è appunto
trentatré, e Ozymandias di Percy
Bysshe Shelley (pp.118-119), in cui la parola sottolineata è Solitaria; o di
dare forma più libera ad un testo: è il caso di un frammento di alcuni versi tratto dal Gentle Shepherd di Allan Ramsay (in italiano
intitolato: Ed ogni alba, ogni tramonto,
pp.50-51). Altro carattere che ci pare di notare un po' ovunque è una certa propensione
per la poesia breve ed epigrammatica e per il frammento di poema. Nel complesso,
l'impressione che si trae dalla lettura della maggioranza delle traduzioni dei testi non
novecenteschi è quella di una misurata "modernizzazione" che, senza eliminarle,
attenua, rendendole credibili in un contesto di lettura italiano contemporaneo,
l'aulicità e l'arcaicità di fondo.
Detto
per inciso, devo, poi, alla lettura di questa raccolta l'incontro con un autore che finora
avevo sentito citare fuggevolmente soltanto dal poeta irlandese Cathal Ó Searcaigh: lo
svedese Tomas Tranströmer (pp.280-291).
Infine,
ho confrontato le traduzioni da Dave Smith con quelle delle stesse poesie realizzate nel
corso del laboratorio di traduzione poetica del 4° Faenza Folk Festival (1992) e
pubblicate nella raccolta Luoghi paralleli
(Fabbri, Giosa e Van Leeuwen cur. 1993: 156-165). Le modifiche sono poche, ma vanno a
toccare un po' tutti i livelli linguistico-stilistici, dalla semantica lessicale alla
struttura del verso, e documentano l'attenzione che Buffoni ha dedicato anche ai minimi
particolari in queste sue revisioni. Ma in quest'antologia ci sono pure traduzioni che
sono state riviste completamente. Un esempio è costituito dalla nuova versione di North (Nord)
di Seamus Heaney, che viene presentata (p.326-329) a fianco di quella realizzata nel 1987
per il volume di poesie scelte del premio Nobel irlandese curato per la Fondazione
Piazzolla (Heaney 1991: 50-53). Mi pare di poter sostenere che la traduzione più recente
sia meno colloquiale della precedente. Attendiamo ora di vedere se questo tratto si
ritroverà anche nella prossima produzione poetica e traduttiva di Buffoni.
BIBLIOGRAFIA
Fabbri,
Andrea, Giosa, Mario e Van Leeuwen, Charles, a cura di. 1993. Luoghi paralleli. Poeti traducono poeti. Faenza.
Moby Dick
Heaney, Seamus. 1991. Scavando. Poesie scelte (1966-1990). A cura di Franco Buffoni. Roma: Fondazione Piazzolla
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