inTRAlinea, recensioni, autunno, 2003
La rilevanza dello studio di Agorni non sta nella rigorosa ricostruzione del contesto sociale, culturale e letterario dell'epoca, nell'analisi dettagliata dei due case studies esaminati o nel contributo fornito alla ricerca attraverso l'individuazione di un corpus di traduzioni femminili, quanto nell'individuazione di un percorso di lettura attraverso tipi di produzione testuale solitamente non messi in relazione tra loro. La rilevanza per gli studiosi di traduzione consiste nel fatto che la "traduzione"è proposta come chiave di lettura che accomuna l'analisi della produzione scritta femminile del Settecento inglese: "The present work provides a historical analysis of the role played by translation in the complex ridefinition of women's writing that was taking place in this period"(1). Traduzioni, resoconti di viaggio e romanzo gotico sono ridefiniti come "traduzioni" nel senso più ampio di traduzione come riscrittura proposto da Lefevere (1992). Queste pratiche di scrittura hanno in comune la ridefinizione dell'"altro" in termini familiari, in questo caso la ridefinizione del ruolo e dell'identità femminile per le lettrici inglesi a partire dall'immagine delle donne italiane.
Qual è il legame tra la traduzione di un testo divulgativo, un resoconto di viaggio e un romanzo gotico? Il testo di Algarotti nella traduzione di Carter ebbe un notevole successo di pubblico e critica, e al pari dell'originale italiano fu ristampato quattro volte in un breve arco di tempo. Un confronto ravvicinato tra originale e traduzione rivela però che la traduttrice ha operato importanti trasformazioni. Mentre Algarotti si rivolge nominalmente a un pubblico femminile come artificio retorico, assumendo la donna come metafora del più ampio circolo di lettori maschili a cui il libro di fatto è destinato, la traduzione si propone come opera destinata primariamente a lettrici. Il fatto stesso di essere tradotto da una donna contribuisce ad attribuire al testo una precisa caratterizzazione in questo senso. Inoltre il testo è sistematicamente manipolato dalla traduttrice, che altera la rappresentazione del corpo femminile presente nell'originale, omettendo immagini libertine, discorsi con sfumature erotiche e potenzialmente misogine. Sono eliminati anche i pregnanti riferimenti alla realtà socio-politica italiana, trasformando un testo prevalentemente politico in un manuale di divulgazione scientifica rivolto alle donne. L'immagine dell'Italia che ne deriva è quella di un luogo in cui donne intellettualmente brillanti vengono istruite da filosofi illuminati, immagine che non trova riscontro nell'oggettificazione della donna presente nel testo di Algarotti. Questa falsa immagine, che presenta un legame tra scrittura femminile e territorio italiano sarà presente ed opererà come filtro percettivo per le donne che viaggeranno in Italia verso la fine del secolo. Nelle Observations and Reflections di Piozzi, la tradizionale enfasi dei racconti di viaggio di autori maschi sul mito della Roma classica e il legame ideale con le sorti imperiali britanniche viene sostituito dalla descrizione di una società in cui le donne godono di prestigio intellettuale e sono parte integrante dell'identità nazionale. L'immagine delle donne italiane che emerge dai resoconti di viaggio come quello di Piozzi prefigura specularmente la tensione verso una società inglese più egalitaria e influenzerà la rappresentazione dell'ambientazione italiana nel romanzo gotico, genere di particolare rilevanza nella storia della scrittura femminile.
Il legame tra questi diversi generi e pratiche testuali non è naturalmente
riconducibile a un semplice rapporto di causa-effetto. Agorni argomenta dettagliatamente
i punti di contatto tra traduzione e letteratura di viaggio e la loro rilevanza
nell'ambito della scrittura femminile. Nelle discussioni teoriche che fanno
da cerniera tra i generi e i case studies analizzati, l'autrice fa riferimento
a diversi concetti dibattuti in ambito traduttologico. Oltre allo sviluppo del
concetto di traduzione come riscrittura derivato da Lefevere, particolare rilievo
è accordato al concetto di localismo attinto da Tymockzo (1999), che
fornisce la giustificazione metodologica di questo lavoro. Secondo Agorni, infatti,
l'analisi di casi particolari permette un'attenzione al dettaglio attraverso
la quale è possibile evitare spiegazioni meccanicistiche, un rischio inerente
nell'adozione di teorie sistemiche per lo studio della storia culturale. Un
tale approccio "metonimico", che va dal particolare al generale, complementa
lo studio della traduzione come pratica discorsiva regolata da norme all'interno
di un (poli)sistema culturale.
Si tratta di una ricerca approfondita che sviluppa l'approccio teorico adottato
in modo coerente e articolato, anche se a volte la densità concettuale e il
livello di astrazione della discussione, che utilizza e rielabora spunti provenienti
da diverse prospettive come il post-strutturalismo, l'antropologia e gli studi
di genere, rendono difficoltoso seguire il filo dell'argomentazione.
In questo lavoro si fondono le diverse prospettive derivanti da una tradizione di storia letteraria e dagli apporti teorici della traduttologia, unificate dall'interesse per i fenomeni di (ri)scrittura come parte della storia culturale. Nel suo complesso il libro sottolinea il ruolo di innovatrici letterarie svolto dalle donne, individuando nelle pratiche di "traduzione" nel senso più ampio del termine un contributo determinante in un periodo di transizione culturale.
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